Berlusconi fu il pretesto per indebolire l’Italia

Le voci che Silvio Berlusconi fosse stato indotto alle dimissione dal Governo nel 2011 per volere di una determinata élite europea, circolano dal 2013. Tuttavia alcuni giornali in questi giorni stanno riprendendo la notizia perché arricchita da nuovi retroscena e testimonianze. Le prime indiscrezioni vennero fuori dal libro di Lorenzo Bini Smaghi, “Morire di austerità”, del 2013 appunto. L’ex membro del consiglio di amministrazione della Banca Centrale Europea, in rappresentanza italiana, attribuiva la causa della caduta di Berlusconi ad una strategia politica messa in circolo da altri leader europei. Motivo? Il cavaliere aveva pensato nel 2011 di far uscire l’Italia dall’euro. Dunque tra una risatina, un buon tè e biscottini, alcuni leader di altri stati membri decisero il futuro dell’Italia. Intervistato da l’Inkiesta.it, il sociologo Luca Ricolfi ritiene che all’epoca la situazione di crisi del nostro paese fu gonfiata oltre misura.


Lo spread, nemico di Berlusconi

Lo spread, questo sconosciuto che appare e scompare all’occorrenza. Se ne è parlato solo nei mesi cruciali che hanno portato alle dimissioni di Berlusconi dal suo ultimo governo. Il tormentone dell’autunno di quell’anno. Se ne parlava così tanto che quasi avrebbero potuto stamparlo sulle banconote. Ma il vero problema, anche se si tratta di ingiustizia politica, non è stato tanto il siluramento di Berlusconi, quanto l’ingerenza nella politica interna di un Paese membro della UE da parte di pochi altri. Dopo le testimonianze e le dichiarazioni sulla vicenda, degna di un episodio di House of Cards, affiorano molti dubbi sulla linea di austerity adottata dal professor Monti, scelto come sostituto del cavaliere. Le restrizioni economiche apportate dal governo Monti hanno inasprito le condizioni economiche dell’Italia rendendola ancora più vulnerabile, politicamente, rispetto agli altri stati membri.

L’Italia perennemente nel mirino

Non è chiaro se Berlusconi nell’estate di 5 anni fa avesse realmente un piano per uscire dall’euro o se la sua fosse una strategia di contrattazione al tavolo dell’Unione Europea. Sta di fatto che la Brexit è un esempio di come il malumore in Europa sia diffuso anche tra gli stati più abbienti e, talvolta, sono necessarie misure estreme per ristabilire un dialogo “tra pari”. Il punto focale della vicenda resta il pretesto Berlusconi, utile al commissariamento del nostro Stato. Un “dolce colpo di stato” (cit. Giulio Tremonti). Al di là dei colori politici l’Italia è bistrattata a Bruxelles e qualunque Premier non allineato può subire sgambetti politici. Ultimo esempio, il vertice UE di Berlino, dove Matteo Renzi è stato lasciato a casa.
Fabio Gambacorta


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