Bersani e il suo ritorno per il referendum




Leggendo i giornali, ho notato come anche qualche testata di centro destra sembri elogiare la posizione di Pierluigi Bersani orientata verso il No al referendum del 4 dicembre. Sia chiaro, se qualcuno non l’avesse ancora capito, anche io voterò NO al referendum costituzionale. Mi aspetto pure che alla maggior parte di chi legge non glie ne può fregar di meno. Per quello che può contare il parere di un blogger. Dicevamo, sono per il NO ma condividere questa posizione con comunisti vecchio stampo e grillini non mi fa sentire proprio a mio agio. Loro voteranno contro Renzi. Io me ne fotto di Renzi.

La guerra di Bersani non è quella della destra

Ancor più di non fregarmene di Renzi, non mi interessa se rimarrà dov’è dopo il referendum. Primo, perché il centro destra non è ancora pronto ad affrontare le elezioni politiche, diciamocelo con sincerità. Secondo perché (e spiegatelo anche a Bersani, la cui priorità è solo capire come figurerebbe la testa di Renzi su un piatto d’argento) l’unica alternativa sarebbe qualche grillino strampalato. Ora, va bene votare NO alla riforma per motivi legati alla sua forma diciamo, azzardata, ma non va per niente bene pensare ad una vendetta che potrebbe trasformarsi in una vittoria di Pirro. Bisogna essere razionali. Non è normale quindi elogiare Bersani e compagni (nel senso più politico del termine) solo perché non approveranno la riforma come noi. Se la vecchia guardia del Partito Democratico si è fatta sfilare la poltrona da sotto il naso dallo scout fiorentino, se la deve risolvere da sola.

Non sarà decisivo il No di Bersani

Sfottevo Bersani quando voleva “smacchiare il giaguaro” e lo sfotto ora. Per me non cambia. Il suo ritorno da guerrigliero col sigaro – addirittura a sfidare da solo “l’esercito dispiegato dalla Pinotti”- non sarà di certo decisivo al risultato del referendum. Sarà solo l’ennesimo fallimento suo e del suo partito. Tuttavia, sono indifferente alla posizione bersaniana a favore del NO, ma mi preoccupa l’ennesima “notte dei lunghi coltelli” che comincia a prendere forma nel PD. Meglio avere i comunisti 2.0 al Governo per altri due anni  che i populisti di prima generazione. Si può contestare un governo ed è legittimo, come nel nostro caso attuale. Si deve votare No alla riforma perché è notoriamente disastrosa. Ma, in soldoni, non possiamo fare il gioco di Bersani, D’Alema e i loro piani di vendetta. Non possono essere chieste le dimissioni del Governo, se vince il No, per far piacere a loro. Soprattutto, non è possibile fare un favore ai grillini.
Fabio Gambacorta


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