Brexit bloccata da un gestore di fondi, caos nel Regno Unito

Paese che vai usanze che trovi? No. Ogni mondo è paese. I dubbi sull’influenza, troppo spesso decisiva, del potere giudiziario nella vita politica di uno stato non sono tutti italiani. In queste ore la Gran Bretagna sta assaporando le stesse ricette di cui il nostro Paese ha la pancia piena. Dopo il voto popolare al referendum, risultato favorevole alla Brexit, l’Alta Corte britannica ha deciso che l’ultima parola sull’uscita o meno del Regno Unito dall’Europa deve essere espressa dal Parlamento. Il Governo guidato da Theresa May non potrà appellarsi all’articolo 50 del trattato di Lisbona senza il consenso ottenuto da una votazione in Parlamento. La sentenza dell’Alta Corte ha richiamato un principio fondamentale della costituzione britannica (ricordiamo non scritta e flessibile) il quale stabilisce che il Parlamento è l’organo legislativo supremo (sovranità del Parlamento).


Chi è la paladina anti Brexit e cosa dice l’articolo 50 del trattato di Lisbona

La sentenza dell’Alta Corte è stata prodotta in seguito al ricorso esposto da tale Gina Miller. La Miller è un gestore di fondi e presidente di un’associazione umanitaria che ha raccolto più di 30 milioni di sterline nell’ultimo anno per scopi benefici. Ma ha anche guidato una campagna per lo “sradicamento” della disonestà nel settore dei servizi finanziari. Un curriculum di tutto rispetto e battaglie utili. Non si comprende però cosa c’entri la filantropia con la Brexit. Di più forse la gestione di fondi. Sta di fatto che un numero considerevole di parlamentari hanno sostenuto la sua battaglia contro il governo dei Tory. L’articolo 50 del trattato di Lisbona “prevede un meccanismo di recesso volontario e unilaterale di un paese dall’Unione europea (UE). “ In parole povere stabilisce le regole per uno stato membro che vuole uscire dall’UE. Il gruppo degli anti Brexit, con in testa Gina Miller, si è opposto al richiamo diretto del Governo a questo articolo ed ha presentato ricorso, chiedendo che fosse la sovranità parlamentare a decidere sul suo recepimento. I giudici le hanno dato ragione.

Ancora più caos nel Regno Unito per il freno alla Brexit

Tuttavia nel Regno Unito sembra di stare in Italia. Ciò ci rende fieri e felici. Siamo un modello. Uno dei responsabili della campagna per il Leave (quelli pro Brexit) Richard Tice, ha dichiarato che “la volontà democratica del popolo con questa sentenza è stata tradita ed un voto del Parlamento è del tutto inutile”. Anche dal numero 10 di Dawning Street fanno sapere, con una nota ufficiale, che “il Governo è deluso dalla sentenza della Corte. Il Paese ha votato per uscire dall’Unione Europea ed il Governo è intenzionato a rispettare il risultato del referendum. Ci sarà un ricorso contro questa sentenza”. Dalla Scozia invece il Primo Ministro Sturgeon apprezza la decisione della Corte e ritiene che “ora il Governo dovrebbe semplicemente accettare la sentenza, anziché fare ricorso”. Sempre secondo la Sturgeon, il Primo Ministro May avrebbe finora cercato di evitare il confronto sulla Brexit in Parlamento perché un dibattito porterebbe alla luce la completa mancanza di un piano di governo dopo il divorzio con l’UE. Anche il più grande partito di opposizione irlandese ha accolto con favore la sentenza della Corte. Il portavoce del Fianna Fail, Darragh O’Brien, infatti ritiene che l’approccio adottato finora da Theresa May indicherebbe come il Regno Unito si stia muovendo verso una Brexit difficile, che tra l’altro porterebbe gravi conseguenze per l’intera Irlanda.

In questo caos meglio per l’Italia avere le mani libere

La situazione dunque nel Regno di Sua Maestà Elisabetta II si complica. Non sono mai state rese note le reali inclinazioni della famiglia reale sul referendum. Chissà se non sia stato proprio lo scettro della corona a fare da bastone fra le ruote agli sviluppi della Brexit. In attesa dell’evolversi della situazione, in Italia voteremo ad un referendum su una Riforma Costituzionale che potrebbe legarci maggiormente all’UE. Da come vanno le cose in uno dei Paesi più potenti al mondo, converrebbe tenere le mani un po’ più libere. Se il Regno Unito non uscisse più dall’UE, peggio ancora l’Italia non se la filerebbe nessuno in Europa. Sarebbe meglio tenersi la possibilità di abbandonare la nave quando si vuole. Almeno per una maggiore forza nel contrattare.
Fabio Gambacorta


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