De Luca, Bindi e un altro motivo per votare NO


Pensandoci bene, forse un altro motivo per votare NO al referendum avrebbe potuto essere quello legato all’inadeguatezza di un intero popolo chiamato a decidere se cambiare o meno la Costituzione. La tanto sospirata larga condivisione parlamentare avrebbe dovuto, invece, risolvere la cosa. Poi leggiamo le notizie che riguardano l’instabilità interna al Partito Democratico, massimo promotore della riforma costituzionale. Senza entrare nel merito e lasciando il giustizialismo nelle mani di coloro che si ritengono onesti a prescindere, la seconda parte della telenovela Bindi-De Luca sta letteralmente andando in onda dal fondo del barile. Una vasca di piragna che si mordono tra loro è meno adatta di un popolo distratto per modificare la Costituzione.



Il secondo rogo per De Luca

La seconda tragedia greca tra i due piddini, si è sviluppata in seguito alla battuta sulla Bindi da parte di De Luca, estrapolata da una intervista a Matrix. Il presidente della Campania aveva scherzosamente ritenuto che Rosy Bindi avrebbe dovuto “essere uccisa” dopo averlo annoverato “con infamia” tra gli impresentabili alle scorse elezioni regionali. All’epoca dei fatti, la presidente della commissione antimafia Bindi, aveva trascinato il suo collega di partito in una situazione di difficoltà elettorale ritenendolo non candidabile per via di alcuni screzi giudiziari dal quale poi De Luca è stato completamente assolto.

La casualità crea il dubbio

La Bindi si sarà sicuramente adirata, dopo aver ascoltato le parole di De Luca. Chi non lo avrebbe fatto. Magari con una telefonata si sarebbe potuto risolvere il malinteso, se di malinteso si tratta. Ma siamo in Italia, dove si vive di vendette e giochetti perversi. Per una casualità surreale, due giorni dopo l’allegra battuta deluchiana, la commissione antimafia presieduta dalla Bindi ha chiesto le documentazioni alla Procura della Repubblica di Napoli relative ad “eventuali indagini in corso” in merito ad un incontro tra il Presidente della Regione Campania e un nutrito gruppo di esponenti locali. In questa riunione, De Luca avrebbe chiesto energicamente di votare Sì al prossimo referendum costituzionale, con la promessa che da Roma sarebbero successivamente arrivati fiumi di denaro.

Riforma scritta da un partito in caos

Ci si chiede ora se il comportamento di De Luca sia stato poco ortodosso. Sicuramente lo è stato, ma è anche comune al 99% dei politici italiani e oltre. La politica viene alimentata continuamente dalle promesse. Che vengano poi mantenute o meno è a discrezione di chi le fa. De Luca ha fatto una promessa in cambio di voti. Pratica abbastanza comune in politica. Tuttavia sull’attivazione della sua commissione la Rosy, onde evitare dietrologie, ha tenuto a precisare che la richiesta alla Procura di Napoli è partita da Gal, Fi, Lega, Sinistra Italiana, M5S. Tuttavia la presidente ha accolto di buon grado e senza batter ciglio. Ma i dubbi tra gli italiani hanno ormai preso piede specialmente dopo le dichiarazioni del presidente campano: “Apprendiamo della richiesta avanzata dalla Commissione Antimafia. Ci rende curiosi conoscere l’iter previsto sul reato di battuta e come evolverà la crociata del calamaro” (ANSA). E’ dunque normale in questa situazione di caos, pur senza entrare in questioni tecniche, che un cittadino poco esperto possa approvare una riforma così maldestramente gestita da questo Partito Democratico? Prima di metter mano alla Costituzione, premier e adepti, avrebbero dovuto metter mano allo statuto del proprio partito. E questo è un altro motivo per votare NO.
Fabio Gambacorta


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