Donald Trump “aiutato” dall’innovativo staff della Clinton

Tra le maggiori opinioni lette sui social riguardanti la vittoria di Donald Trump, una ha maggiormente attirato più di tutte la mia attenzione: “ormai il modo di fare politica è cambiato”. Donald Trump, anche se sarà il Presidente degli Stati Uniti d’America più anziano mai eletto, è visto agli occhi del mondo come un’assoluta novità. Senz’altro il suo modo di esprimere le idee ed linguaggio utilizzato non sono stati propriamente convenzionali. Ma la più innovativa tra i due candidati, e per questo l’ha pagata cara, è stata invece proprio l’ “establishment” Hillary Clinton. Un “membro” cardine del suo staff è stata una certa Ada. Dal “The Washington Post” si apprende che Ada è stata determinante per le scelte strategiche nella campagna elettorale della candidata democratica, poi sconfitta. Ada è un algoritmo che prende il nome da una matematica del 19° secolo: Ada contessa di Lovelace.


Clinton legata ad una macchina

L’algoritmo ha ricoperto un ruolo determinante in quasi tutte le decisioni prese dallo staff dei democratici. La candidata alla presidenza avrebbe seguito alla lettera le sue indicazioni sulle zone da coprire per i comizi elettorali. Ma l’algoritmo avrebbe addirittura suggerito i tempi sia per gli interventi televisivi che per i momenti di silenzio. Negli USA è stata nota sin da subito la dipendenza della Clinton dai sondaggi e dalle analisi, ma l’esistenza di Ada è stata tenuta segreta fino alla fine della battaglia elettorale affrontata con Donald Trump. L’algoritmo era caricato su un server separato dalla rete di computer del quartier generale della Clinton. Solo un paio di assistenti anziani avevano accesso all’algoritmo. All’interno di Ada sono stati caricati migliaia di dati elettorali, in modo da consentire al programma di effettuare oltre 400.000 simulazioni giornaliere.

Anche gli errori dell’algoritmo aiutano Donald Trump a vincere

In molte occasioni Ada ha dato buoni consigli strategici allo staff, come ad esempio il caso della Pennsylvania, dove necessitava porre maggiore attenzione. Difatti la Clinton ha fatto visita a questo stato in misura maggiore rispetto agli altri ed ha scelto anche di tenere proprio a Philadelphia uno dei suoi ultimi comizi. Al tempo stesso, tuttavia, l’algoritmo ha commesso gravi errori, come ad esempio non calcolando il rischio di sconfitta, poi verificatosi, in Michigan e Wisconsin. Anche se in Michigan i democratici hanno tenuto diversi interventi, non hanno comunque dispensato le giuste energie utili a conquistare lo stato. Il Wisconsin sarebbe stato perfino quasi totalmente trascurato. Ma l’errore di calcolo più grave, Ada l’avrebbe commesso sottovalutando la forza determinante degli elettori delle regioni rurali situate negli stati del nord-est.

La politica tradizionale della novità Donald Trump

Quindi la vittoria di Donald Trump può essere considerata genuina e semplicemente tradizionale. La novità politica è stata coadiuvata da metodi consolidati, quali il saper leggere il sentimento del popolo e dire ciò che il popolo vuole sentirsi dire. La fredda ed innovativa macchina di Hillary, evidentemente, non ha percepito ciò che può percepire un essere umano: il sentimento. L’approccio visto come “innovativo” di Trump in campagna elettorale, è stato esclusivamente una strategia che si è servita di una giusta dose di populismo. Gestire lo stato più potente al mondo è cosa diversa. La scelta di Trump caduta sull’ex presidente del Partito Repubblicano del Wisconsin, Reince Priebus, come Capo dello Staff alla Casa Bianca, viene vista difatti dai media statunitensi come la volontà, da parte del nuovo presidente, di dare un’impronta più tradizionale nella gestione del governo degli States.
Fabio Gambacorta


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