Referendum Costituzionale, lo scenario sconvolgente dopo il voto

Dal momento che i sondaggi ultimamente non ne indovinano una, vanno molto forte invece le previsioni. Ex post, se ci si azzecca, danno belle soddisfazioni. Vale la pena in questo momento, lungo, di incertezza per il nostro Paese, fare qualche previsione su cosa potrebbe accadere dopo il voto al Referendum Costituzionale del prossimo 4 dicembre. Sfera di cristallo, bacchetta magica e mantello stellato, che fa pendant con il movimento politico in voga in questo periodo. Sembra ci sia tutto. Manca la pillola di “raziocinio 30 mg”, ma va lasciata volutamente nel cassetto, altrimenti potrebbe essere scritto solo ciò che si vorrebbe accadesse.


Mi dimetto se non passa il Referendum Costituzionale

Partiamo da quando il primo promotore della riforma alla Costituzione, ovvero il Presidente del Consiglio, ha fatto lo sborone politicizzando il Referendum Costituzionale. Con la frase “se vince il No mi dimetto e vado a fare un altro lavoro” ha influenzato irrimediabilmente il significato del voto. In un momento storico di recessione, di disagio con l’Unione Europea, di probabile Brexit è stato un gran bel passo falso. Da quel momento in poi si è tirato addosso tutto il disappunto di un popolo desideroso di uno Stato migliore. Le riforme sono passate nettamente in secondo piano. Buone o cattive che siano. Il NO è passato, secondo i sondaggi, in vantaggio rispetto al SI. Ora i sondaggi, come dicevamo, non si stanno presentando come fonti propriamente attendibili, ma basta fare due chiacchiere con amici e parenti per verificare sorprendentemente che i sondaggisti in questo caso, forse, faranno una bella figura.

Improbabile o effimero un ennesimo governo tecnico

Per l’aria che tira il NO vincerà. Renzi dovrà dunque fare la sua scelta. Mantenere la parola e dimettersi o continuare a governare in un clima ancora meno sereno di quello attuale. Le dimissioni, anche se non istantanee, sarebbero un’ipotesi concreta anche nel secondo caso. Il Presidente della Repubblica dovrà nominare un nuovo Presidente del Consiglio per evitare le imminenti elezioni politiche che sfavorirebbero maggiormente il Partito Democratico. Ma l’Italia sarebbe di fronte al quarto Governo non derivato da un’elezione democratica. Il Primo Ministro in Italia non viene votato direttamente dal popolo, ma negli ultimi anni gli elettori si sono abituati a vedere come inquilino di Palazzo Chigi, il leader indicato come “Presidente” dal partito vincitore alle elezioni. Molto simile ad eleggerlo in maniera diretta. Dunque il popolo italiano e i partiti di opposizione non accetteranno un Governo tecnico troppo a lungo e pretenderanno le elezioni per la primavera 2017.

Un centrodestra non competitivo

L’ elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti  ha maggiormente galvanizzato le idee di rottura con l’”establishment” anche in Italia. Nel centro destra Salvini è entusiasta e durante la manifestazione della Lega a Firenze per il NO al Referendum Costituzionale, ha ripreso prepotentemente l’idea di una sua leadership. Nelle stesse ore Stefano Parisi, che sta tentando di riunire tutti i moderati, ha affermato vigorosamente (sorpresa!) che lui non c’entra niente con “la roba di Firenze”. Altro che maretta. Tsunami. Il centrodestra è matematicamente fuori dai giochi nel caso di elezioni indette nei prossimi 5 mesi. Tesi rafforzata da Silvio Berlusconi, il quale ancora non vede all’orizzonte la figura di un vero leader suo successore nel centrodestra. E non ha torto. Lo scontro all’ultimo sangue sarà tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Nel 2017 il Movimento 5 Stelle potrebbe, come direbbe quel genio della Raggi, “governare l’Italia”.

La scelta del primo presidente grillino

Ora, tolti i sei o sette mesi per indicare il ministro all’economia, il movimento di proprietà di Beppe Grillo e della Casaleggio assocciati avrà il suo Presidente del Consiglio. Ma scordiamoci dell’intelligente Dibba e del lettore di mail Di Maio. Padron Grillo farà in modo di scegliere, democraticamente (come spesso accade dalle loro parti) una figura fuori dai meetup e dalle pizzate. All’improvviso verrà magicamente meno la fiducia alle “facce pulite” e giovani stellini. Accorgendosi di essere seriamente nella posizione di poter commettere cavolate di proporzioni bibliche, il comico genovese pescherà nell’immenso mare del potere giurisdizionale, l’ennesimo giudice simpatizzante del movimento. Chiedere chi potrebbe essere è troppo. Ma che sia una figura meno sciatta del grillino al primo giorno in Parlamento è certo. Quello che accadrà dopo è difficile soltanto immaginarlo figuriamoci prevederlo. Ma, per evitare questo tipo di scenario bisognerebbe votare SI al Referendum Costituzionale? No. Il referendum non è politico e non va utilizzato nè per cacciare via a calci un Governo inconcludente, nè tanto meno per salvarlo dal suo triste destino. Votare NO al referendum vuol dire aver compreso seriamente che la Riforma Costituzionale presentata da Renzi e Boschi è veramente una chiavica. Le conseguenze politiche saranno dovute esclusivamente all’ altezzoso “mi dimetto se vince il NO”.
Fabio Gambacorta


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